domenica 31 agosto 2008

CATANIA - GENOA 1 - 0

Peggior inizio non poteva esserci, il Genoa esce da Catania con 0 punti ma soprattutto con la consapevolezza di avere espresso un gioco mediocre.
Poca organizzazione, fasce inesistenti, attacco sterile; note "positive" sono solo vanden borre (combattente a centrocampo) e gasbarroni autore di una delle pochissimi occasioni da rete del Genoa.
Ora il calendario ci dice che dovremo affrontare Milan ( sconfitto in casa dal Bologna di un certo Marco Di Vaio, quello che qualcuno definiva ex giocatore e che farebbe meglio a darsi alle bocce piuttosto che sparare al vento certe cavolate), il Palermo, la Roma nel turno infrasettimanale e la FIorentina... Dovevamo almeno partire con un punto, ci ritroviamo a bocca asciutta con una squadra che ha espresso pochissimo.
Una bella strigliata non farebbe male, il campionato ha 38 giornate e anche la prima conta.
Col Milan si gioca per vincere, ci sta perdere ma non come oggi.

lunedì 25 agosto 2008

GENOA-MANTOVA 3-1

Esordio felice in coppa italia per il Grifone di Gasperini che ,battendo il Mantova,
si assicura la qualificazione al turno successivo in cui affronterà il Ravenna, capace di battere il Palermo al Barbera per 2-1.
Si intravedono miglioramenti rispetto al match contro l'AZ, i giocatori cominciano
ad assimilare bene gli schemi del Gasp finalizzati dal nuovo bomber, tale Ruben Olivera.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questo ragazzo uruguaiano non farà sicuramente
rimpiangere Marco Borriello; molto prestante fisicamente, potente nelle sue giocate
ma altrettanto tecnico e veloce,ha stupito soprattutto per la sua media gol in questo pre-campionato.
Il Mantova non è certo venuto a Marassi a fare la comparsa e lo si capisce fin dai primi minuti in cui cerca di mettere in difficoltà i padroni di casa; squadra solida, è composta da giocatori di buon valore tecnico- tattico come Caridi, Tarana, Locatelli. Manca Godeas ,sostituito da Corona,ma quest'ultimo si rivelerà una comparsa.
Il Genoa, però, non sta certo a guardare e minuto dopo minuto comincia a prendere le redini della partita; Ferrari dà sicurezza al reparto arretrato insieme a Biava (ottima partita) e al già collaudato Mimmo Criscito.
Le fasce , con Mesto e Modesto, hanno un alto rendimento , Juric a centrocampo fa capire di che pasta è fatto insieme al collega di reparto Marco Rossi, come al solito immenso. Là davanti ci sono Gasbarroni, che con la sua fantasia e mobilità diverte la platea, Sculli è un po' in ombra, e a far da punta centrale c'è il "Pollo" Olivera. Proprio lui al 20' mette in rete il pallone del vantaggio rossoblu, dopo un fantastico aggancio e successivo tiro che si insacca alla sinistra di Handanovic. Raddoppio al 44' quando la difesa mantovana concede un'autostrada ad Olivera che da solo in area, ha il tempo di scegliersi l'angolino basso e spiazzare il portiere. 2-0 al termine dei primi 45 minuti.
Nella ripresa il Genoa non rinuncia ad attaccare e va al tiro diverse volte con Gasbarroni, ma la mira o la grande risposta di Handanovic gli negano il gol che arriva però con un gran tiro da fuori area di Milanetto al minuto 31.
Entra anche Figueroa nel finale , invocato a lungo dal pubblico.
Breve apparizione che potrebbe far presagire una sua partenza in prestito.
C'è tempo ance per una traversa di Locatelli e per il gol della bandiera biancorossa messo a segno con un bel calcio di punizione da Passoni.
Il Genoa c'è, almeno in questo pre-campionato; aspettiamo di confrontarci con le squadre che contano per poter analizzare il reale valore di questa squadra.

Fabio Ferrari

lunedì 18 agosto 2008

Me lo permetta Denise....

Sono a casa, quella nuova. Per scappare da questa città che mi sta stritolando. Sono con la mia metà. Insieme accendiamo il pc; siamo da poco entrati in casa, dopo un tranquillo pomeriggio terminato con un gelato ed un caffè, in un bar dove ti salutano anche gli uccellini che si posano per una manciata di briciole rubate.
Nessuna notizia sui soliti siti che frequento. Tutta normalità e notizie scritte solo per riempire una pagina web. Niente. Tutto normale; normalità allo stato puro. Chiudo il pc, ed insieme ad Antonietta ci mettiamo sul balconcino dell’ascolto (come lo definisco io) dove facciamo a gara ad elencare i rumori della natura che ci circonda. Dura poco questa mia terapia contro lo stress da cui sono fuggito; poche pillole di naturalezza che solo un paese può darti. Abbiamo deciso insieme di guarire il mio stato d’animo, con le cose più semplici del mondo: l’amore che Lei mi da, la naturalezza delle cose che solo le persone semplici da una vita sanno darti. Riflessioni e parole che entrano nel cuore e nella testa. Esercizi spirituali che sono più forti di qualsiasi palliativo chimico, che la medicina ti propone e che ti uccide ancora di più del malessere che hai dentro. Nietta mi saluta con la sua dolcezza di donna che mai nessuno ha capito. Io l’abbraccio e la bacio come se l’avessi fatto da sempre, sin da quando viveva nel suo inferno, insieme al suo diavolo di uomo che definire bestia è un insulto per gli animali. Lei ha disegnato nell’iride dei suoi occhi tutta la sofferenza del mondo. Quello che ha visto o fatto finta di non vedere per non impazzire. Nei suoi occhi, nel suo sorriso, quando mi guarda, dal basso verso l’alto, visto i nostri venti centimetri di differenza in altezza, ci vedo la gioia e la felicità di una bambina, ragazza, innamorata, che sogna quello che sognava e che mai si poté avverare. Ora ci siamo Noi, insieme abbracciati, che quasi non vorremo mai lasciarci, neanche per un minuto. Le circostanze ed il rispetto di chi viene prima di Noi, i nostri figli, non ci permettono dolci egoismi. Un bacio, un dolce saluto e la notte si avvicina.

Penso a quello che sono adesso. Lei mi dice che ho avuto il coraggio di un guerriero nel venire a vivere in un tranquillo paese come questo, visto l’amore che provo per la mia città. Mi ammira per questo, ed io avviso nel mio amor proprio un senso di orgoglio verso me stesso che non ho mai avuto. Pensieri che affievoliscono con il nascere dei sogni. Di colpo, arriva un messaggio sul mio telefonino. Mia figlia che mi manda un saluto, come solo i figli sanno fare. Un saluto accompagnato da una notizia che proprio nessun sito poco prima consultato mi ha saputo dare “ Papà mi dispiace, lo sai che è morto Sensi?”. Come prima reazione ho pensato che avesse sentito da qualche parte, nel villaggio vacanze dove è, qualche chiacchiericcio del solito comare di turno. Per sicurezza, anche per dare credito alle parole della mia bimba gli ho risposto, chiedendogli di recitare una preghiera per Franco Sensi, che sicuramente adesso sarà insieme a Nonna Adele, ed insieme faranno un tifo angelico per la loro Roma.

Invio il messaggio di risposta e proseguo nel sonno, che si è rivelato da subito molto agitato, ma ne conosco le ragioni: le forti emozioni e le intense riflessioni, sulla mia vita e sulla vita che sogno, non da solo, insieme alla mia Nietta. Oltre al dubbio della notizia sulla morte del mio Presidente; spero che non sia vero.
La mattina arriva prima con il canto del Gallo, che a finestre aperte si sente forte e chiaro, nella maestà di un richiamo al giorno di un Re ai suoi sudditi, quasi a volergli dire, “onorate tutti questo nuovo giorno che la vita ci offre”. Guardo l’orologio, sono le sei del mattino. Questo è il mio nuovo orario di vita nuova. Questo è anche il mio percorso per tornare a sperare di lasciare indietro la mia zingarità.

Dalle mie finestre si sente il richiamo del treno che da li a poco prenderò. In un paese è tutto così tranquillo. Tutto diventa familiare. Da subito ti senti osservato, ammirato. Tutti quelli che incontri non ti negano un sorriso di buon giorno, e tu quasi tramortito da tanta considerazione rispondi con la naturalezza che la tua città, che tanto ami, ti ha tolto. Mi sono imposto un rito mattutino: arrivo alla stazione, caffè e cornetto al bar della stessa. Una minuta signora ti accoglie con un sorrise di benvenuto illuminante, quasi a volerti dire “con questo caffè inizia la tua migliore giornata. Prendo il caffè, questa volta non decaffeinato, perché devo essere forte, quando arrivato alla stazione centrale di Roma Flaminio, comprando il giornale, avrò la certezza della notizia della morte del Presidente Franco Sensi.
Quasi nessuno dei passeggeri, miei compagni, pendolari di viaggio, hanno un giornale dove poter sbirciare. Quindi l’arrivo alla stazione mi toglie ogni dubbio. Dall’edicola due ragazzi ed una signora con gli occhi lucidi, posati sulla prima pagina del Romanista e del Corriere dello sport. Il Presidente non c’è più. Ci ha lasciato. Ha resistito fino a che ha potuto, poi come il più grande dei guerrieri ha chiuso gli occhi, imbracciando la nostra bandiera, che non è solo quella di una squadra di calcio, ma la bandiera della nostra vita, dei nostri sogni delle forti emozioni, che sono solo nostre; di chi non ritiene blasfemo vivere questa passione.
Vorrei non acquistare questo giornale, ma glielo devo al Presidente. Lo devo a me stesso; lo devo a mia Madre che non c’è più e che ora forse sta aspettando il suo amico Franco, per poter con Lui proseguire quello che sulla terra hanno fatto prima di tutto, prima di ogni cosa: amare questa loro Patria, questa nostra Patria. Non ce la faccio neanche a leggere la prima pagina. Una foto grande di Franco, che esulta ad uno dei tanto gol della sua Roma. Due articoli, uno di Tonino Cagnucci, redattore del Romanista, ed uno di Bruno Conti, che mi toglie il fiato e mi fa piangere come se all’improvviso fossi tornato indietro di quindici anni prima, quando piangevo la morte di mio Padre e poi ancora la morte del Presidente Viola, e poi la morte del grande Albertone Sordi, e poi la morte di Mamma Adele.

Ieri sera a Nietta ricordavo come le ferite del passato e del futuro saranno sempre presenti nel nostro serbatoio delle esperienze di vita. Saranno delle cicatrici che magari si induriranno con il tempo, ma mai spariranno dalla quella parte del cervello che permette al cuore di dargli nuova vita. Questa notizia, ha ridato vita a queste cicatrici e ora mi trovo a piangere, con gli occhiali tirati giù perché questa emozione la devono vivere solo loro, i mei occhiali neri.

Mi fermo al centro di Piazza del Popolo. Sento la necessità di mandare un pensiero ai miei amici, che ora saranno come me, affranti e preoccupati solo di sapere come rendere onore a chi ha tenuto viva una delle nostre ragioni di vita. Gli mando un messaggio, che nasce con delle parole bagnate dall’emozione. Noto una città triste , spero che almeno oggi, la solita velenosità dei laziali, lasci il posto al Loro silenzio. Lo spero me ne dubito. Mi avvio in ufficio e mi arriva un messaggio di risposta al mio pensiero mediatico. Laura mi risponde, e sono sicuro che anche Lei ora starà scrivendo pensieri bagnati su qualche suo articolo che scriverà per Franco, il nostro grande, Padre, Presidente.




giovedì 14 agosto 2008

GENOA - AZ ALKMAAR 3 - 1

Il Genoa vince la tredicesima edizione del trofeo spagnolo contro
la formazione olandese dell'AZ Alkmaar guidata dal tecnico Louis Van Gaal.
I rossoblu si schierano con il classico 3-4-3 con Rubinho in porta, Biava Ferrari
e Potenza sulla linea di difesa, Mesto Milanetto Juric Modesto a centrocampo,
Palladino Sculli e Figueroa davanti. L'avvio non è dei più promettenti, al 1' infatti AZ in vantaggio con un gran tiro ad incrociare di Holman e poco dopo clamoroso incrocio dei pali con Rubinho battuto.
La squadra di casa non è molto reattiva e subisce nella prima mezz'ora il gioco degli
olandesi; non a caso il primo pericolo arriva solo su corner con Ferrari.
Biava non è una sicurezza, Palladino è ancora troppo imballato ma ,in generale, il reparto avanzato non punge;è proprio la condizione tecnico/tattica e fisica dei grifoni a non essere delle migliori. Così ci vuole un rigore, a mio giudizio regalato, dal sig.Banti( che espelle in maniera esagerata il n 14 avversario) per riportare in equilibrio il risultato.
Lucho si presenta sul dischetto e con una freddezza disarmante fa 1-1.
Si va al riposo con il punteggio in parità ma con un genoa "rimandato".
Durante la seconda frazione molti cambi, la linea arretrata passa da 3 a 4 elementi con Rossi Ferrari Papastathopoulos Modesto e Centrocampo con Domingo Juric e Mesto, trio d'attacco composto da Olivera Di Gennaro e Gasbarroni.
Grazie alla superiorità numerica il Genoa riesce ad imporsi con più facilità, con un Olivera scatenato che regala, grazie ad una doppietta, il trofeo al Genoa; Gasbarroni è molto più reattivo di Palladino e Sculli, e manca il sigillo personale su punizione grazie ad una splendida parata del portiere avversario.
In difesa il Papa sbroglia un paio di situazioni con interventi non belli da vedere ma efficaci, mentre Domingo si distingue per la sua ottima visione di gioco. Da segnalare il rigore parato da Rubinho sul 3-1.
In generale si può parlare di un genoa double face: primo tempo così così, ripresa molto più intraprendente condizionata comunque dall'inferiorità numerica avversaria.
Queste 2 settimane prima dell'inizio del campionato devono servire a limare quelle mancanze e/o imperfezioni viste contro l'AZ, in modo da poter inaugurare con una bella vittoria la nuova stagione.

lunedì 4 agosto 2008

SI RICOMINCIA

Carissimi amici di Radio Contatto Genoa,
siamo alle porte della stagione calcistica 2008/2009 e tutta la nostra redazione è pronta ad affrontare questa nuova ed entusiasmante avventura insieme a tutti i tifosi rossoblu. Come avrete potuto notare, il sito è stato rinnovato, ci sono molte novità e il blog sarà aggiornato ogni settimana attraverso l'inserimento di uno o più articoli che potrete commentare liberamente!
Noi siamo pronti a partire e voi?
Sempre e comunque FORZA GENOA!!